Expertise e «guerra dei frame»: il ruolo dei think tank

Di Mattia Diletti e Marco Mazzoni

Secondo Andrew Rich , i think tank possono giocare un ruolo importante soprattutto nella fase della formazione dell’agenda, contribuendo alla definizione di un problema di policy e offrendo ai policy maker e ad altri attori informazioni e conoscenze soprattutto nelle fasi iniziali, quando cioè si istruisce un problema di policy. In quella fase anche gli esperti lottano per la legittimazione delle idee ammissibili nel policy debate e nel dibattito pubblico, costruendo alleanze e conflitti ; combattono per la definizione del frame entro il quale si definisce ciò che è concepibile fare e non fare; concorrono alla creazione del clima di opinione che può favorire l’adozione di una misura piuttosto che di un’altra (tanto nell’opinione pubblica che fra le élite); utilizzano risorse reputazionali allo scopo di influenzare l’esito di un dibattito.
I think tank competono, in sostanza, per riuscire a guadagnare il controllo di risorse simboliche primarie: come aveva sostenuto Elmer Schattschneider, «la definizione delle alternative è uno strumento di potere supremo» . Un ruolo che appare tanto più decisivo quanto più ci si deve confrontare con il caos cognitivo che si genera in presenza di settori di policy frammentati: nelle strategie dei think tank, dei loro donors, dei gruppi d’interesse…
Obiettivo di questo intervento è quello di mettere in risalto, dal punto di vista teorico, il ruolo dei think tank e degli esperti quali potenziali attori del lobbying indiretto.

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According to Andrew Rich, think tanks can play an important role especially in the public agenda formation phase, contributing to the definition of a policy problem and offering policy makers and other actors information and knowledge. This is especially true in the early stages, i.e. when a policy problem is being prepared. In that phase, experts also compete for the legitimacy of ideas that are admissible in the policy debate and public debate, building alliances and conflicts; fighting for the definition of the frame within which they define what is acceptable to do and not to do; contributing to the creation of the climate of opinion that may favour the adoption of one measure rather than another (both in public opinion and among elites); using reputational resources in order to influence the outcome of a debate. Essentially, think tanks compete to gain control of primary symbolic resources: as Elmer Schattschneider had argued, ‘the definition of alternatives is an instrument of supreme power’. This role is particularly decisive when one is dealing with the cognitive chaos generated by fragmented policy areas: in the strategies of think tanks, their donors, and interest groups. The aim of this paper is to highlight, from a theoretical point of view, the role of think tanks and experts as potential actors in indirect lobbying.

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