Expertise e «guerra dei frame»: il ruolo dei think tank

Di Mattia Diletti e Marco Mazzoni

Secondo Andrew Rich , i think tank possono giocare un ruolo importante soprattutto nella fase della formazione dell’agenda, contribuendo alla definizione di un problema di policy e offrendo ai policy maker e ad altri attori informazioni e conoscenze soprattutto nelle fasi iniziali, quando cioè si istruisce un problema di policy. In quella fase anche gli esperti lottano per la legittimazione delle idee ammissibili nel policy debate e nel dibattito pubblico, costruendo alleanze e conflitti ; combattono per la definizione del frame entro il quale si definisce ciò che è concepibile fare e non fare; concorrono alla creazione del clima di opinione che può favorire l’adozione di una misura piuttosto che di un’altra (tanto nell’opinione pubblica che fra le élite); utilizzano risorse reputazionali allo scopo di influenzare l’esito di un dibattito.
I think tank competono, in sostanza, per riuscire a guadagnare il controllo di risorse simboliche primarie: come aveva sostenuto Elmer Schattschneider, «la definizione delle alternative è uno strumento di potere supremo» . Un ruolo che appare tanto più decisivo quanto più ci si deve confrontare con il caos cognitivo che si genera in presenza di settori di policy frammentati: nelle strategie dei think tank, dei loro donors, dei gruppi d’interesse…
Obiettivo di questo intervento è quello di mettere in risalto, dal punto di vista teorico, il ruolo dei think tank e degli esperti quali potenziali attori del lobbying indiretto.

Anticorruzione e regolazione del lobbying: cinque intersezioni

Di Enrico Carloni e Francesco Merloni

Il tema delle regolazione delle lobbies si colloca all’incrocio tra questioni diverse, che rendono complesso affrontarlo anche da un punto di vista normativo: elemento fisiologico nel funzionamento delle istituzioni della democrazia pluralistica, il lobbismo è avvertito d’altro canto come aspetto potenzialmente patologico, perché capace di determinare lo sviamento nella cura dell’interesse pubblico a vantaggio di interessi particolari . Da qui la riconosciuta centralità del problema e, di converso, la sempre più diffusa tendenza ad affrontare il lobbying all’interno di una lettura «problematica» del fenomeno, che emerge in particolare nel quadro delle strategie di prevenzione della corruzione.
La questione può essere colta in modo esemplare ponendo attenzione al caso italiano, dove per lungo tempo il tema delle lobbies e dell’esigenza di una loro regolazione è stato d’altra parte a lungo oggetto di un doppio processo di «negazione», che da un lato discende dalla mancata presenza di una legislazione ad hoc e dall’altro giustifica questa assenza . Mentre ne resta in qualche modo «impossibile» la diretta regolazione, il lobbying finisce per essere avvertito anzitutto quale «rischio» per l’imparzialità e quindi quasi naturalmente intercettato dalle politiche di regolazione anticorruzione, maturate in Italia a partire dal 2012.
La logica dell’anticorruzione produce, in sostanza, una forte, e forse ineliminabile, intersezione tra «corruzione» e lobbying. L’obiettivo di questo contributo è quello di riflettere su questo collegamento e sulle specifiche manifestazioni di questo intreccio: per fare questo è però anzitutto necessario sviluppare alcune riflessioni preliminari

«Bandersnatch» – Piattaforme digitali, algoritmi predittivi e attività di pressione

Di Gianluca Sgueo

L’applicazione di algoritmi predittivi alle strategie di lobbying, unitamente all’utilizzo di piattaforme digitali che mobilitano segmenti di opinione pubblica per influenzare i processi decisionali, ha un potenziale dirompente. Per un verso, l’innovazione tecnologica promette ai portatori di interessi un drastico abbattimento dei tempi e dei costi di elaborazione delle strategie di pressione sui decisori pubblici. Per altro verso, la tecnologia sembra garantire maggiori probabilità di successo alle strategie di lobbying, consentendo ai portatori di interessi di orientare, in tempo reale, i processi decisionali conformemente alle proprie esigenze.
Sebbene non esista una formula che sappia stimare l’efficacia dell’influenza sviluppata attraverso piattaforme digitali e algoritmi, l’impressione è che il potenziale di questi ultimi sia rimasto, ad oggi, largamente inespresso. I benefici reali prodotti dall’innovazione tecnologica appaiono di molto ridimensionati rispetto a quelli auspicati – e celebrati – dai promotori delle piattaforme digitali di mobilitazione e degli algoritmi predittivi. È un problema, peraltro, che non si pone necessariamente per i grandi gruppi industriali o, più in generale, per gli interessi organizzati. Questi ultimi, infatti, possono contare su strutture articolate e attingono a un vasto bacino di risorse. Il problema nasce nel momento in cui affidiamo all’innovazione tecnologica il ruolo di «livella» del divario sociale ed economico che, sempre più frequentemente nelle democrazie contemporanee, separa i gruppi di pressione organizzati dai portatori di interessi diffusi.
L’articolo analizza due limiti intrinseci al binomio tecnologia-rappresentanza degli interessi diffusi. Il primo, di ordine quantitativo, riguarda la «rappresentatività» delle piattaforme di mobilitazione. Queste ultime sono realmente inclusive? Sono cioè capaci di attrarre un volume di contributi tale da certificare la «democraticità» del processo di aggregazione degli interessi che intendono perorare nel dibattito pubblico? Il secondo limite, invece, riguarda la qualità delle proposte e delle idee elaborate attraverso queste piattaforme. Esiste – ed è opportuno – un presidio che garantisca la costruzione di proposte solide e strutturate da introdurre nel dibattito politico e istituzionale, al fine di influenzarne efficacemente l’andamento?
Nelle conclusioni, l’articolo spiega perché una regolazione tradizionale delle attività lobbistiche rischia di arrivare tardi, risultando inutile – perché statica e dunque incapace di adattamento rispetto ai rapidi cambiamenti che l’innovazione tecnologica impone ai gruppi di pressione – o addirittura dannosa, perché in contrasto con l’obiettivo primario di qualsiasi legge sulla rappresentanza di interessi: garantire un presidio normativo chiaro, ma flessibile, su temi cruciali come trasparenza, riservatezza, etica.

L’attività di lobbying in un contesto politico in trasformazione: il caso italiano tra vincoli ed opportunità

Di Andrea Pritoni

Per lungo tempo, la scienza politica italiana ha dedicato scarsa attenzione allo studio dei gruppi di interesse e del lobbying. Tuttavia, negli ultimi anni, questa tendenza è andata largamente attenuandosi, e la conoscenza a disposizione degli studiosi è certamente più ampia e dettagliata che non qualche anno fa. Questo saggio si propone di sistematizzare la più recente letteratura sull’argomento, tratteggiandone gli aspetti peculiari e presentando le evidenze empiriche più illuminanti. In aggiunta, in queste pagine ci si vuole interrogare su quanto e come l’instabilità che pare connotare il sistema politico italiano da quasi trent’anni a questa parte abbia influito su dinamiche della rappresentanza che, nel corso del precedente quarantennio, erano invece rimaste sostanzialmente immutate ed immutabili. La destrutturazione del sistema partitico e la trasformazione della forma-partito, l’accresciuta centralità dei governi e di chi li guida, la crescente influenza dei vincoli sopranazionali, la sempre più evidente frammentazione del sistema degli interessi, sono tutti fattori che hanno largamente modificato dinamiche ed esiti del processo di rappresentanza degli interessi, costituendo al contempo vincoli ed opportunità per i gruppi di interesse e, più in generale, per tutti coloro che si dedicano – più o meno continuativamente – all’attività di lobbying nel nostro paese.

KEYWORDS: Lobbying – rappresentanza – gruppi di interesse – sistema politico italiano

Etica Pubblica 1/2020 – Le lobbies in trasparenza

Indice

Etica Pubblica. L’inizio di una nuova avventura. Di Paolo Mancini

Introduzione: Le lobbies in trasparenza. Di Enrico Carloni e Marco Mazzoni

Saggi

L’attività di lobbying in un contesto politico in trasformazione: il caso italiano tra vincoli ed opportunità. Di Andrea Pritoni (leggi abstract)

«Bandersnatch» – Piattaforme digitali, algoritmi predittivi e attività di pressione,
Di Gianluca Sgueo (leggi abstract)

Anticorruzione e regolazione del lobbying: cinque intersezioni. DiEnrico Carloni e Francesco Merloni (leggi abstract)

Expertise e «guerra dei frame»: il ruolo dei think tank. Di Mattia Diletti e Marco Mazzoni (leggi abstract)

Letti e riletti

Corruption, ideology and Populism. The Rise of Valence Political Campaign (di Luigi Curini). Recensione di Luigi di Gregorio

Corruzione e anticorruzione. Dieci lezioni (di Raffaele Cantone e Enrico Carloni). Recensione di Fabio Giglioni

Note e commenti

Il nuovo Registro della Trasparenza dell’Unione europea: il difficile rapporto tra cittadini, funzionari europei e lobbisti. Di Fabio Raspadori

Lobbies legali e rapporti illegali. Di Piercamillo Davigo

Il lobbying in Italia: vantaggi e rischi della regolamentazione. Di Giuseppe Fornari

Il lato oscuro delle lobbies. Di Claudio Fava

Norme redazionali per gli articoli in pubblicazione su “Etica pubblica. Studi su legalità e partecipazione”

Lunghezza standard contributi

I contributi per la sezione “saggi” non devono superare 40.000 caratteri (spazi inclusi) ciascuno

I contributi per la sezione “letti e riletti” non devono superare 6.000 caratteri (spazi inclusi) ciascuno

I contributi per la sezione “note e commenti” non devono superare 14.000 caratteri (spazi inclusi) ciascuno

Corsivi

va usato esclusivamente per i titoli dei libri e per i nomi stranieri

tuttavia i termini stranieri, se usati nel linguaggio corrente, vanno in tondo [es. film, leader] e, se di uso comune, restano invariati al plurale

Virgolette

per tutte le citazioni (una o più parole) sono sempre a caporale « » [es. «La storia è una disciplina interessante»]

eventuali virgolette interne sono ad apice [es. «La parola “politica” è di difficile definizione»]

Nei titoli dei libri prima di cambiare le virgolette verificare sempre sul sito della Biblioteca centrale di Firenze (http://opac.bncf.firenze.sbn.it).

Rigati

i trattini che racchiudono un inciso vanno preceduti e seguiti da uno spazio [prima – dopo]

sono invece senza spazio quando sono trattini di unione [nord-est]

non si usano tra la preposizione ex oppure pro e il sostantivo [es. ex fascista, pro secessione]

non si usano nemmeno tra due sostantivi [es. forma partito]

si cerca di unire le parole composte con anti, extra, post, pre, sopra, e così via [es. antiparlamentare postcomunista]

Spazi

p. 10 e non p.10

R. De Felice e non R.De Felice

J.M. Keynes e non J. M. Keynes

Abbreviazioni

p. e pp. e non pag. o pagg.

s. e ss. e non seg., segg., sg. o sgg.

Fig. e Figg. Iniziale maiuscola in didascalia, minuscola nel testo Tab. e Tabb. Iniziale maiuscola in didascalia, minuscola nel testo cap. e capp., cit., cfr., e cc., vol. e voll. n. e nn.

[N.d.A.], [N.d.T.], [N.d.C.], et al., Ibidem, passim, supra, infra, ivi.

Sigle

sono in a/b [es. Urss, pil, ecc.]

Per cento

Il segno % si scioglie in per cento

[es. La DC ottenne il 32,9 per cento]

Note

i richiami delle note nel testo devono sempre precedere i segni di interpunzione [es. «Come nel nostro esempio»².]

Discorso diretto e citazioni

si usano il maiuscolo iniziale, i due punti e i sergenti se si riporta una frase di senso compiuto

[es. Il Presidente della Repubblica disse: «Tutti i cittadini devono rispettare la legge»]

quando il discorso è spezzato non si usano i sergenti tra i rigati

[es. «Tutti i cittadini – disse il Presidente della Repubblica – devono rispettare la legge»]

le citazioni lunghe vanno inserite in corpo minore, separate dal testo e senza virgolette;

I testi riportati non vanno mai modificati

Quando si riporta una citazione eventuali omissis si indicano con […] e mai con

(…) o …

I tre punti senza parentesi … indicano sospensione;

eventuali aggiunte esplicative dell’autore, del redattore o del traduttore vanno tra parentesi quadre.

Citazioni

Tutte le citazioni vanno in nota (numerazione progressiva) alla fine dell’articolo

Gli autori devono essere scritti in maiuscoletto, riportando l’iniziale del nome e il cognome per intero.

Citazioni di libri

N. COGNOME, Titolo, casa editrice, città anno, pagina/e

G. SARTORI, Ingegneria costituzionale comparata, Il Mulino, Bologna, 1995, p. 10.

[oppure pp. 10-12 se le pagine sono consecutive; opp. pp. 10 e 12 se non sono consecutive; opp. pp. 10 e ss. per pagina 10 e seguenti].

Nei casi in cui l’opera citata abbia avuto più edizioni bisogna specificare a quale di queste si fa riferimento indicando in apice, accanto all’anno, il numero dell’edizione [es. 1975³ e non 19753].

I nomi propri degli autori si puntano; Ph. [Philippe Buton], Th. [Thomas Mann] Ch. [Charles de Gaulle] ecc., sono considerati come un’unica consonante.

I titoli dei capitoli devono essere sempre essere citati in corsivo Per opere in più volumi [ed eventualmente in più tomi]

N. COGNOME, Titolo, casa editrice, città anno, vol. 1, t. III, p. 10.

P. GINSBORG, Storia d’Italia dal dopoguerra ad oggi, Einaudi, Torino 1989, vol. 1, t. III, p. 10.

Per indicare da quanti volumi è composta un’opera

N. COGNOME, Titolo, 4 voll., casa editrice, città anno, p. o pp.

Se l’opera ha più autori

N. COGNOME, N. COGNOME, Titolo, casa editrice, città anno, p. 10.

P. ARLACCHI, N. DALLA CHIESA, La palude e la città. Si può sconfiggere la mafia, Mondadori, Milano 1997, p. 10.

A cura di

Prestare particolare attenzione all’a cura di che può presentarsi in due distinte modalità:

1. Nel caso in cui compaia solo il curatore

A. COSTABILE (a cura di), La relazione educativa: prospettive interdisciplinari, Rubbettino, Soveria Mannelli 2008.

2. Nel caso in cui ci sia anche l’autore

E.H. CARR, Utopia e realtà, a cura di Alessandro Campi, Rubbettino, Soveria Mannelli 2009.

L’eventuale intervento di correzione dovrà essere suffragato esclusivamente dopo un’attenta ed accurata verifica.

Se si tratta di un contributo in una pubblicazione che raccoglie gli atti di un convegno o simile

N. COGNOME, Titolo del contributo, in N. COGNOME (a cura di) Titolo degli atti con data, casa editrice, città anno, p. o pp.

Pagani e cristiani da Giuliano l’Apostata al sacco di Roma, in F.E. CONSOLINO (a cura di) Atti del Convegno di studi (Rende 12-13 novembre 1993), Rubbettino, Soveria Mannelli 1995, p. 45.

Se si tratta di un saggio in un volume collettaneo

N. COGNOME, Titolo del saggio, in N. COGNOME (a cura di), Titolo del volume, casa editrice, città anno, p. o pp.

E. GENTILE, Il fascismo e la via italiana al totalitarismo, in V. BALOCCHI, B. CORBELLINO, G. ANDREOTTI (a cura di), Sudditi e cittadini, Piero Lacaita Editore, Manduria 1997, pp. 100-120.

Se si tratta di un testo sacro, si cita in corsivo il titolo del libro seguito dal numero del capitolo poi, dopo la virgola senza spazio, i numeri dei versetti separati da un punto.

Titolo abbreviato del libro, 3,10 e non 3, 10.

Is 115,4-5.8; 1 Gv 4,10.

Citazioni opere d’arte

I titoli di opere d’arte (dipinti, sculture, film) si scrivono in corsivo e con iniziale maiuscola per la prima parola del titolo.

Titolo opera

L’urlo di Munch.

Ricorrenze

analogo è il sistema di citazione se l’autore e il curatore coincidono

N. COGNOME, Titolo del saggio, in ID. (a cura di), Titolo del volume, casa editrice, città anno, pp. 81-122.

  • ZAMAGNI, Criminalità organizzata e dilemmi della mutua sfiducia: sulla persistenza dell’equilibrio mafioso, in ID. (a cura di), Mercati illegali e mafie. L’economia del crimine organizzato, il Mulino, Bologna 1993.

se si tratta di una donna, EAD. sostituisce ID.

se si cita in una nota consecutiva lo stesso autore, ma un’opera diversa ID. [oppure EAD. (al femminile)], Titolo, ecc.

P. TOGLIATTI, La politica culturale, Editori Riuniti, Roma 1953.

ID., La storia come pensiero e come azione, in «Rinascita», nn. 11-12, 1954. Se si cita lo stesso autore e la stessa opera, ma una pagina diversa

Ivi, p. 12.

se cita esattamente la stessa pagina [o non sono citate le pagine]

Ibidem.

se si richiama un libro già citato in un’altra nota non contigua, si ripete il nome dell’autore seguito dall’abbreviazione op. cit., se è l’unica opera di questo autore citata nel libro

N. COGNOME, op. cit., p. o pp. C. PAVONE, op. cit., p. 184.

Se si richiama un libro già citato in un’altra nota non contigua, si ripetono il nome dell’autore e il titolo abbreviato se sono citate più opere di quell’autore nel volume, tralasciando le indicazioni bibliografiche, che vengono sostituite con cit.

N. COGNOME, Titolo abbreviato, cit., p. 10.

C. PAVONE, Una guerra civile, cit., p. 185.

Citazioni di giornali e riviste

N. COGNOME,Titolo articolo, in «Testata», numero (n.), data, p. o pp.

P. TOGLIATTI, La nostra ideologia, in «l’Unità», 23 settembre 1925, p.10.

I bollettini, gli annali, ecc., vanno trattati come le riviste.

Riviste, bollettini, giornali, annali, ecc. devono sempre essere citati per esteso e mai con cit. oop. cit.

Lingua straniera

Se si cita un libro in lingua straniera, con titolo, casa editrice e città stranieri, il nome della città non viene mai tradotto. Un’eventuale traduzione dell’opera in italiano viene citata dopo il punto e virgola.

N. COGNOME, Titolo straniero, casa editrice, città anno; trad. it. N. Cognome, Titolo in italiano, casa editrice, città anno.

K.R. POPPER, Objective Knowledge. An Evolutionary Approach, Clarendon Press, Oxford 1972; trad. it. A. Rossi, Conoscenza oggettiva. Un punto di vista evoluzionistico, Armando, Roma 1975.

Norme anglosassoni

un contributo in inglese pubblicato in un volume collettaneo italiano può presentare alcune variazioni nelle norme redazionali Ivi. stesso libro, stesso luogo.

Ibidem, p.12. stesso libro, altro luogo.

i mesi, i termini Street, Avenue, ecc. hanno la maiuscola iniziale.

Bibliografia

per consentire un ordine alfabetico, si indica prima il cognome e poi il nome per esteso;

non vanno mai inseriti i numeri di pagina citati; punto finale alla fine di ogni riferimento.

  • eufonica

si usa solo tra due vocali identiche ed ecco; ad Ancona o tra 4 vocali di seguito acciaio ed avorio

esistono soltanto due eccezioni: ad esempio e ad ogni modo.

Maiuscole/minuscole

hanno la maiuscola iniziale: Presidente della Repubblica, Presidente del Consiglio dei Ministri, Paese e Stato con il significato di Nazione, al singolare e al plurale; qualche esempio: Prima guerra mondiale, Parlamento, Guerra fredda;

governo sempre minuscolo;

i termini generici delle cariche onorifiche o amministrative hanno il maiuscolo solo quando il termine è utilizzato per sostituire il nome della persona stessa;

il Ministro ha dichiarato…

il ministro Rossi ha dichiarato…

il Ministro dell’Interno ha dichiarato…

il ministro dell’Interno Rossi ha dichiarato…

san/santo/santa: hanno la minuscola iniziale quando si riferisce alla figura religiosa;

hanno la maiuscola iniziale quando si tratta di un paese, un edificio, ecc.;

Il viaggio di san Francesco inizia…

La chiesa di Santa Maria Novella…

I nomi dei mesi e dei giorni della settimana in italiano vanno sempre in minuscolo; Le istituzioni scientifiche e culturali, nazionali e internazionali, si scrivono con iniziale maiuscola;

(Museo di Arte Moderna).

I siti web vanno in tondo e non sottolineato: www.rubbettino.it Una legge viene citata in tondo la legge 22 febbraio 2000;

solo quando la legge ha un nome di persona, si usano gli apici la legge “Mammì”.

Citazioni giornali, quotidiani, riviste italiane (alcuni esempi)

«Avvenire»

«Corriere della Sera»

«Gazzetta del Sud»

«la Repubblica»

«il Giornale»

«il manifesto»

«Il Tempo»

«il Quotidiano»

«il Resto del Carlino»

«il Riformista»

«Il Messaggero»

«Il Popolo»

«La Stampa»

«La Voce del Popolo»

«L’espresso»

«Il Foglio»

«Il Mattino»

«Il Secolo XIX»«Il Sole 24 Ore»

«Il Giorno»

«La Gazzetta del Mezzogiorno»

«Italia Oggi»

«La Nazione»

«Liberazione»

«Libero»

«L’Indipendente»

«L’Opinione»

«L’Osservatore Romano»

«l’Unità»

«Panorama»

«Quotidiano Nazionale»

«The Times»

«The Daily Telegraph»

«The Guardian»

«The Independent»

«The Financial Time»

«Time»

Case editrici (alcuni esempi)

Non riportare i termini editrice o editore dopo la casa editrice se non contenuti nel logo della stessa.

Bollati Boringhieri, Torino

Fino al ’71 Laterza, Bari, dal ’72 in poi Laterza, Roma-Bari,

Einaudi,Torino

Feltrinelli, Milano

Franco Angeli, Milano

Giuffrè, Milano

il Mulino, Bologna

il Saggiatore, Milano

La Nuova Italia, Firenze

Mondadori, Milano

Cedam, Padova

UTET, Torino (sempre in maiuscoletto)

Rubbettino, Soveria Mannelli

cittàcalabriaedizioni, Soveria Mannelli

Calabria Letteraria Editrice, Soveria Mannelli

Iride, Soveria Mannelli

(Gli ultimi tre sono marchi del Gruppo Rubbettino).